Approfondimenti
Abbazia di Càlena
L’antica abbazia benedettina di S. Maria di Calena sorge nell’omonima località Calena, a circa 1 Km e mezzo dall'abitato di Peschici e distante appena 2 Km dalla costa, inserita in un avvallamento protetto dal promontorio di Peschici e dalle ultime propaggini boscose di Monte Pucci.
Eretta nel XI secolo, come attestano fonti scritte, l’abbazia è un'importante testimonianza dell'architettura romanica locale.
L'attuale complesso di Calena mostra un'articolata stratificazione di fabbriche nel corso dei secoli, modificate anche in funzione ai diversi usi della struttura, trasformata nelle fasi finali in masseria.
La prima chiesa abbaziale, donata all’abbazia di Tremiti nel 1023, si riconosce in parte nell'edificio situato lungo il lato meridionale dell'odierno cortile, caratterizzata da lastre frammentarie in pietra calcarea, decorate con motivi a intreccio. La chiesa più tarda, che si addossa alla precedente proseguendone l'orientamento, presenta una navata centrale conclusa in un'abside semicircolare, scandita in due campate originariamente coperte da volte a crociera e le due navate laterali, alte circa la metà di quella centrale, sono coperte da volte a botte a pieno centro.
La struttura, visitabile in alcuni periodi dell’anno, costituisce ancora un importante punto di riferimento per i cittadini di Peschici: l’8 settembre di ogni anno si svolge ancora una processione-pellegrinaggio che arriva fino all’abbazia e alle due chiese intitolate a Santa Maria delle Grazie.
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Azetium
L’antico centro di Azetium, situato su un basso promontorio a pochi chilometri da Rutigliano, è un insediamento di eccezionale interesse storico-archeologico, abitato ininterrottamente dal Neolitico fino all’Alto medioevo. Da villaggio costituito da capanne sparse, il sito si trasformò in un insediamento stabile a partire dal IV secolo a.C., in concomitanza con la realizzazione di un imponente circuito murario lungo quasi quattro chilometri, per alcuni tratti ancora visibile. La florida attività agricola e i commerci favoriti da una fitta rete di tratturi, che consentiva i collegamenti con l’entroterra e con i vicini insediamenti costieri, favorirono uno stabile equilibrio sociale ed economico del centro peuceta, che probabilmente insieme ad altre comunità, usufruì della condizione di civitas sociorum. Tra la fine dell’età repubblicana e la prima età imperiale, i profondi mutamenti determinati dalla penetrazione romana nel sistema insediativo e nelle strutture produttive nel territorio, dovettero influire notevolmente sulla vita dell’abitato, che sopravvisse probabilmente in tono minore. Tuttavia, mancano ulteriori indagini che permettano una comprensione più ampia dell’abitato, in particolar modo nelle ultime fasi di vita.
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Castello di Acaya
Acaya, incantevole borgo circondato da mura e fossato, si trova vicino a Lecce, a due passi dall’Oasi WWF de le Cesine. Le sue caratteristiche case basse unifamiliari si distribuiscono in modo ordinato attorno all'imponente castello che domina il centro del paese. Originariamente, il sito ospitava il piccolo insediamento medievale di Segine, di proprietà dei dell'Acaya, Baroni feudatari della zona. Nel 1535, il borgo prese il nome di Acaya in onore della famiglia baronale, guidata da Giangiacomo dell'Acaya, architetto militare. Egli riedificò sia il borgo che il castello secondo i moderni canoni difensivi, in risposta all'emergere delle nuove armi da fuoco.
Oggi il castello è ben conservato ed è aperto al pubblico per visite guidate, permettendo ai visitatori di immergersi nella storia del Salento e ammirare gli affreschi, le sale e il cortile interno. All’interno è possibile visitare anche una mostra archeologica permanente dedicata agli scavi del sito protostorico di Roca Vecchia, con particolare attenzione al contesto ambientale e alle trasformazioni avvenute negli ultimi 3000 anni. Viene presentata una ricostruzione dell'ecosistema antico, includendo geomorfologia, ambiente, flora, fauna e clima. La mostra offre un'ampia rassegna di reperti provenienti da diverse aree del mediterraneo antico e manufatti indigeni, evidenziando il ruolo del culto solare, praticato a Roca nell’età del Bronzo, e le testimonianze epigrafiche raccolte a Grotta Poesia, offrendo una prospettiva completa sulla lunga storia insediativa di Roca, che attraversa l’età dei Messapi, quella romana, medievale e rinascimentale.
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Castro
Castro, una delle perle del Salento, è incastonata sul promontorio che domina l'alta costa bianca, offrendo uno spettacolare panorama sulle montagne dell'Albania.
Abitato fin dall'età del bronzo finale (XV-XII secolo a.C.), questo luogo racchiude una ricca storia. In epoca messapica, imponenti fortificazioni furono erette sull'acropoli, tra la fine del IV e il III secolo a.C., nella zona conosciuta come Muraglie, che conserva una delle sezioni di mura meglio conservate di tutta la Messapia. Questa imponente struttura, utilizzata come base per le fortificazioni spagnole erette quasi due millenni dopo, testimonia la continuità storica del sito, strategicamente fortificato a Sud di Otranto.
Recenti scavi sull'acropoli di Castro, entro le mura, hanno rivelato i resti di un tempio dorico: un santuario, presumibilmente dedicato a Minerva (o Atena presso i greci). Questa scoperta ha permesso di identificare Castro con il Castrum Minervae, il luogo citato da Virgilio per il primo sbarco di Enea in Italia. Un'esperienza da non perdere è il bagno all'alba nel bacino dell'Acquaviva, a soli 2 km a sud dell'abitato. Numerose le attività nautiche che offrono molteplici servizi.
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Due sorelle
A breve distanza dalla grotta San Cristoforo sorgono in mare due faraglioni, noti come le Due Sorelle, simili tra loro e distaccati dalla scogliera. Secondo la leggenda locale, due contadine, una delle quali si era avventurata in mare, finirono in pericolo vicino agli scogli. In un atto di coraggio e amore fraterno, l'altra sorella si gettò in acqua per salvarla, ma entrambe furono inghiottite dal mare. Il dio del mare, commosso dalla loro storia, le trasformò in due imponenti faraglioni, che oggi ammiriamo come simbolo eterno di amore e sacrificio.
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Graffiti, iscrizioni in greco e latino e simboli incisi dai naviganti
Fin dal XVII secolo era nota la presenza sull’Isola di Sant’Eufemia di alcune grotte, sulle cui pareti si conservano simboli incisi e iscrizioni, analizzati per la prima volta dallo storico ed epigrafista Angelo Russi, negli anni Ottanta del secolo scorso. Le iscrizioni individuate fino ad oggi, circa 250, sono attribuibili a diverse epoche: le più antiche sono dedicate a Venere Sosandra (risalenti al II secolo a. C.), in greco e latino incise in ‘tabulae ansate’ (tabelle ‘a coda di rondine’) e in riquadri ben delineati. Le iscrizioni di epoca medievale sono in latino con semplici simboli cristiani incisi, croci di varie dimensioni, alcune campite in rosso, iscrizioni con riferimenti a presbiteri e ad altri elementi sacri, a testimonianza della trasformazione del luogo sacro pagano in santuario cristiano. Degna di nota, è l’iscrizione incisa in una nicchia che attesta il passaggio sull’isola del doge Pietro II Orseolo con al seguito cento navi, nel settembre del 1002, durante la spedizione in soccorso di Bari assediata dai Saraceni. Le ultime iscrizioni risalgono all’età moderna e contemporanea, spesso realizzate dagli stessi fanalisti, che lasciarono traccia della propria presenza con incisioni a volte anche molto curate, nei tratti e nella decorazione, che si sono sovrapposte alle iscrizioni più antiche.
Grecìa Salentina
La Grecìa Salentina è un'isola linguistica nel Salento, composta da nove comuni dove si parla il dialetto neo-greco chiamato grico. Inizialmente, il termine indicava solo i comuni ellenofoni ma attualmente, questa unione comprende dodici centri, molti dei quali condividono cultura e servizi comprensoriali, sebbene solo alcuni mantengano ancora l'uso della lingua grica.
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Grottone di Manaccora
Il grottone di Manaccora è un insediamento in grotta dell'Età del Bronzo, localizzato nell’omonima baia tra Peschici e Vieste. La grotta presenta un'ampia area centrale, utilizzata per le attività collettive, sulla quale si aprono i vari ambienti. Sul fondo della sala, quasi in asse con l'ingresso, si apre un vano semicircolare (l'annesso) che dà accesso ad una fenditura stretta e lunga (la grotticella funeraria), probabilmente utilizzati per lo svolgimento di attività di tipo cultuale. In una seconda fase di frequentazione della grotta, cambia in modo sensibile il tipo di utilizzo, quando gli anfratti vengono utilizzati per la deposizione di sepolture collettive a loro volta articolate in più nuclei attigui. Un ulteriore cambiamento nelle modalità di frequentazione dell'antro si registra con l’individuazione di nuovi rituali ed una frequentazione intensa della sala connessa con attività, se non domestiche, comunque di tipo pratico.
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Il borgo e il Castello di Acaya
Acaya, incantevole borgo circondato da mura e fossato, si trova vicino a Lecce, a due passi dall’Oasi WWF de le Cesine. Le sue caratteristiche case basse unifamiliari si distribuiscono in modo ordinato attorno all'imponente castello che domina il centro del paese. Originariamente, il sito ospitava il piccolo insediamento medievale di Segine, di proprietà dei dell'Acaya, Baroni feudatari della zona. Nel 1535, il borgo prese il nome di Acaya in onore della famiglia baronale, guidata da Giangiacomo dell'Acaya, architetto militare. Egli riedificò sia il borgo che il castello secondo i moderni canoni difensivi, in risposta all'emergere delle nuove armi da fuoco.
Oggi il castello è ben conservato ed è aperto al pubblico per visite guidate, permettendo ai visitatori di immergersi nella storia del Salento e ammirare gli affreschi, le sale e il cortile interno. All’interno è possibile visitare anche una mostra archeologica permanente dedicata agli scavi del sito protostorico di Roca Vecchia, con particolare attenzione al contesto ambientale e alle trasformazioni avvenute negli ultimi 3000 anni. Viene presentata una ricostruzione dell'ecosistema antico, includendo geomorfologia, ambiente, flora, fauna e clima. La mostra offre un'ampia rassegna di reperti provenienti da diverse aree del mediterraneo antico e manufatti indigeni, evidenziando il ruolo del culto solare, praticato a Roca nell’età del Bronzo, e le testimonianze epigrafiche raccolte a Grotta Poesia, offrendo una prospettiva completa sulla lunga storia insediativa di Roca, che attraversa l’età dei Messapi, quella romana, medievale e rinascimentale.
Leuca
Situata nel punto più estremo d’Italia, Santa Maria di Leuca è uno dei posti più affascinanti del Salento. Elegante ed eclettica al tempo stesso, è un piccolo gioiello che si sviluppa tra due promontori, Punta Meliso e Punta Ristola, che racchiudono un litorale mozzafiato costellato di grotte, spiagge bianche e ville ottocentesche di incredibile bellezza.
Leuca, il cui nome deriva dal termine greco Leukos che significa bianco, ha assunto col tempo il nome di Santa Maria di Leuca per onorare il culto a Santa Maria de Finibus Terrae a cui è intitolato il Santuario che sorge su Punta Meliso e che segna anche il luogo da cui San Pietro intraprese la sua opera di evangelizzazione. Fin dai tempi più antichi, Leuca è stato uno scalo importantissimo per le principali rotte che dall’area egea e balcanica raggiungevano l’Occidente. La rotta meridionale partiva infatti dal porto greco di Corcira, risaliva a Nord superando il punto più stretto del Canale di Corfù, e piegava verso Ovest puntando proprio sull’akra Iapygia, il promontorio Iapigio, cioè sul Capo di Leuca, per poi proseguire verso Taranto o la Sicilia.
Il capo Iapigio è stato un punto di fondamentale importanza per la navigazione sulla rotta dall’Oriente verso la Magna Grecia e la Sicilia. Oltre che per queste grandi rotte, Leuca ha sempre offerto il suo confortevole approdo anche ai naviganti delle piccole rotte di cabotaggio lungo la costa ionica e adriatica. La frequentazione antica dei naviganti sulle coste di Leuca è testimoniata anche dalle dediche votive rinvenute sulle pareti della grotta Porcinara.
Gli amanti del mare potranno apprezzare anche il piccolo Museo del Corallo Bianco Leukòs.
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Località capanne, Il Santuario di Castrum Minervae
Situato sull'acropoli di Castro, rappresenta un importante sito archeologico nel Salento. Dedicato alla dea Minerva, questo luogo sacro risale all'epoca messapica e presenta resti di un tempio e altre strutture religiose. Dagli scavi archeologici sono emersi migliaia di reperti, molti dei quali legati al mondo della devozione religiosa pagana e oggi visitabili nel museo di Castro.
Messapi
I Messapi erano un antico popolo indoeuropeo che abitava la regione della Messapia, nell'attuale Puglia meridionale, a partire dall'età del Ferro. Erano noti per le loro abilità nell'agricoltura, nell'artigianato e nell'arte (famosi i loro vasi chiamati “trozzelle”), nonché per la loro abilità militare. La loro cultura era influenzata da quella greca e illirica, come dimostrano le iscrizioni e i reperti archeologici rinvenuti nella regione. I Messapi furono coinvolti in conflitti con i Greci e poi con i Romani, prima di essere assimilati nella dominazione romana nel III secolo a.C.
Messapico
La lingua messapica è una lingua estinta appartenente alla famiglia delle lingue indoeuropee, originaria della regione della Messapia, nell'attuale Puglia meridionale, parlata durante l'età del Ferro e fino alla conquista romana del Salento. Essendo scarsamente documentata, la sua classificazione linguistica è oggetto di dibattito tra gli studiosi. Le iscrizioni messapiche, ritrovate su frammenti di ceramica e pietra, forniscono preziose informazioni sulla cultura e la storia dei popoli messapi, ma la comprensione completa di questa lingua rimane misteriosa.
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Oasi WWF
Questo tratto di litorale presenta un paesaggio unico e inimitabile, caratterizzato da sfumature di sabbia nerastra che si mescola a quella candida. La Riserva, di oltre 600 ettari, protetta dal WWF, vanta una biodiversità incredibile. Le foreste di leccio si alternano alle querce vallonee, mentre pini d'Aleppo, cipressi, pini marittimi e pini delle Canarie dipingono un quadro di verde lussureggiante. Orchidee acquatiche e gigli d'acqua fioriscono tra la macchia mediterranea, creando uno spettacolo di colori e profumi che incanta i visitatori. La fauna è altrettanto straordinaria, con una varietà di insetti, farfalle, anfibi, rospi, tritoni e rettili. Le acque cristalline del mare sono un rifugio sicuro, e la spiaggia si distingue per la presenza di dune che separano la costa dagli specchi d'acqua salmastra di Salapi e Pantano Grande.
È possibile visitare il parco, quasi del tutto accessibile, grazie al servizio guide offerto dal WWF, e immergersi nelle acque cristalline del parco, nelle quali è possibile ammirare l’antico molo delle Cesine di epoca romana
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Peschici
Peschici è un piccolo ma caratteristico borgo di mare, ubicato nella parte più settentrionale del Gargano, che vanta circa duemila anni di storia, attestati dalla presenza di importanti siti archeologici: la grotta preistorica nella Baia di Manaccora, oggi divenuta parco archeologico; l’antichissima Abbazia di S. Maria di Càlena; la Torre del Ponte e il Castello Normanno (eretto intorno al 1200 e restaurato da Federico II), nel piccolo centro storico. Da visitare nel borgo anche la Chiesa dedicata al Santo Patrono, Sant’Elia, e la Chiesa dedicata a S. Maria di Loreto, fatta costruire da un capitano che, salvatosi da un naufragio, volle dedicare alla Madonna una chiesa delle stesse dimensioni della sua imbarcazione. Lungo la costa, nelle immediate vicinanze di Peschici, svettano il torrione di Monte Pucci, le due torri costiere di Sfinale e di Usmai, e poi uno straordinario trabucco, costruzione lignea per la pesca costiera.
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Salapia
Fondata dai Rodii e dai Coii con il nome di Elpía, secondo una nota quanto discussa testimonianza di Strabone, l’insediamento daunio di Salapia acquista visibilità archeologica a partire dal X-IX secolo a.C., configurandosi come un agglomerato di nuclei insediativi, artigianali e sepolcrali.
La città di Salapia viene citata dal console Cicerone nel 63 a.C. per le difficili condizioni di vita in cui versava la città, sorta a ridosso della laguna: l’insediamento, infatti, era sottoposto a più riprese dai fenomeni di progressivo impaludamento del tratto lagunare da cui era lambita, che determinò il trasferimento della città rifondata quattro miglia più a nord rispetto alla precedente. Lo scalo marittimo di Salapia identificabile proprio con Torre Pietra, costituiva uno sbocco di riferimento nell’Adriatico per la produzione e la commercializzazione del sale. Allo stato attuale delle ricerche non è chiaro quale assetto possa aver conosciuto la città di Salapia nell’Altomedioevo; solo in un documento notarile databile al 1074, infatti, è possibile rintracciare nuovamente l’appellativo di civitas. È stato ipotizzato che, tra la fine del V e gli inizi del VI secolo, Salapia non fosse più sede episcopale. In età medievale, l’insediamento si restringe alla sola collina più alta, Monte di Salpi, area sopraelevata munita di aggere con fossato, escludendo la parte piana lambita dalle attuali saline. Alla metà del Cinquecento, Salpi è definita inabitata.
San Cataldo
San Cataldo regala uno scenario costiero di straordinaria bellezza, dove la scogliera si interseca con la costa bassa e sabbiosa, creando un paesaggio unico tra dune e lagune.
La conformazione costiera, abbinata alla presenza di sorgenti di acqua dolce, ha favorito la formazione di aree paludose nel corso dei secoli. A San Cataldo sorgeva un porto di notevole importanza, collegato con quello in località Posto San Giovanni, nell’Oasi Naturale de Le Cesine, che fungeva da vero e proprio tramite per i prodotti provenienti dall'entroterra, collegandosi direttamente al centro romano di Lecce, l'antica Lupiae.
Oggi è meta di turismo balneare con i suoi numerosi lidi e locali con cucina di mare, molti dei quali sono aperti tutto l’anno.
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Torri costiere
Le torri costiere del Gargano, strutture fortificate a base quadrangolare costruite in posizione panoramica, fanno parte di un complesso sistema di controllo e difesa voluto da Carlo V nel 1537, ideato dal viceré Pedro di Toledo e attuato poi da don Pedro Afan de Ribera. Il progetto prevedeva la realizzazione in punti nevralgici del territorio costiero di costruzioni per l’avvistamento dei nemici, che fossero collegate visivamente l’una all’altra e raggiungibili rapidamente. Il progetto, che interessò tutto il territorio costiero della Puglia, da nord a sud, portò all’innalzamento di dieci torri lungo il litorale del Gargano, dal Fortore a Manfredonia. Torre San Felice fu l’ottava costruzione di questo sistema difensivo, costruita nel 1568 su progetto dell’Ing. Giovanni Tommaso Scala, affiancata dalle torri di Porticello, torre Molinella e torre di Portonuovo.
Trabucchi
I Trabucchi, cosiddetti ‘giganti del mare’, ossia tradizionali costruzioni garganiche per la pesca, fanno parte del patrimonio culturale della città di Vieste, oggi candidati come beni immateriali dell’Unesco. Nel solo territorio viestano oggi si conservano ben dieci trabucchi completamente ricostruiti con le antiche tecniche costruttive e ancora perfettamente funzionanti, grazie all’impegno dell’Associazione La Rinascita dei Trabucchi Storici, al contributo della Regione Puglia, del Comune di Vieste e al Parco Nazionale del Gargano.
Un trabucco, realizzato interamente ed esclusivamente con pali di pino marino, è costituito da un’imponente piattaforma sopraelevata rispetto al livello del mare, con due grandi braccia protese verso il mare, dette antenne, alle quali è collegata la grande rete da pesca realizzata interamente a mano. La costruzione era così ben ancorata sulla roccia da poter proiettare fino a 30 metri dalla costa le grandi reti da pesca, in grado di sollevare, in un'unica pescata, quintali di pesce. Sul trabucco, grazie ad un’associazione nata per la conservazione di queste tradizionali costruzioni, è possibile vivere un’esperienza di pesca in compagnia dei maestri trabuccolanti che raccontano e tramandano le antiche tecniche costruttive e l’attività di pesca tradizionale del Gargano.
È ancora avvolta nel mistero l’origine di queste complesse macchine da pesca, probabilmente da ricondurre all’impossibilità dei pescatori di uscire in mare aperto durante il periodo delle incursioni turche. Recenti studi, inoltre, stanno indagando le origini delle competenze tecniche, certamente molto elevate per la realizzazione di una struttura complessa come quella dei trabucchi.
Diversi documenti risalenti al periodo angioino, indicano Vieste e Peschici come sedi di importanti cantieri per la costruzione di navi militari, pertanto è possibile ipotizzare che i saperi e le competenze dei maestri d’ascia e ingegneri navali si siano conservate e tramandate nei secoli nella costruzione dei trabucchi, per fiorire poi lungo tutta la costa garganica, in particolar modo tra il 1850 e il 1950.
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Veretum
Vereto è un'antica città messapica divenuta successivamente municipio romano e poi distrutta dai Saraceni nel IX secolo. Di questo insediamento rimangono alcune testimonianze archeologiche come le fondamenta delle mura che cingevano la città e alcune sepolture.
Posta a poca distanza dal centro storico di Patù, Vereto sorgeva su una collina, sul punto più alto della cosiddetta Serra di Vereto (l’acropoli della città messapica), là dove oggi si trova la Chiesa della Madonna di Vereto, edificata agli inizi del XVII secolo. L’edificio presenta una semplice facciata con un campanile a vela sulla sommità, mentre l’interno è a navata unica rettangolare e conserva tracce di affreschi seicenteschi raffiguranti San Paolo.
Sito parzialmente visitabile: l’area è resa in alcuni periodi inaccessibile a causa della fitta vegetazione.
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Via Traiana
La via Traiana (nota anche come via Appia Traiana) fu realizzata in età romana per collegare Benevento (Beneventum) a Brindisi (Brundisium), come alternativa alla via Appia antica. La sua costruzione ebbe inizio in epoca imperiale, tra il 108 e il 110 d.C., per volontà dell'imperatore Traiano. La strada ricalcava in parte la preesistente via Minucia, risalente all'epoca repubblicana, e riduceva notevolmente i tempi di percorrenza rispetto al tracciato dell’Appia antica, divenendo presto la più importante arteria del Mediterraneo. Nonostante la difficile manutenzione, l’incuria e i saccheggi, la via Traiana rimase in uso fino a tutto il medioevo, attraversata fino a Brindisi dai crociati e dai pellegrini che si recavano a Gerusalemme, e limitatamente al tratto appenninico, fu percorsa fino a epoca moderna.
La via Traiana, come l’Appia antica, è interessata da numerosi progetti di studio, recupero e valorizzazione del tracciato viario, unitamente ad un progetto del Ministero della Cultura finalizzato alla candidatura della via a Patrimonio Mondiale dell’Unesco.
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Villa marittima di età romana e tardoantica
Il modello insediativo in villa, come residenza extraurbana, si sviluppa in Italia a partire dall'età tardo repubblicana. La villa sorgeva come residenza padronale al centro di un complesso di edifici e di terreni destinati alla produzione agricola o legati, come in questo caso, allo sfruttamento delle risorse marittime. Le ville marittime si posizionavano lungo la costa, su piccoli promontori vicino a baie e insenature adatte all’ormeggio, e si adattavano spesso al paesaggio in cui sorgevano, modificando in parte le caratteristiche funzionali e lo schema architettonico della villa romana. Nel corso dei secoli, alcune di queste ville si trasformarono gradualmente da luoghi essenzialmente produttivi (con aree destinate ai brevi soggiorni del dominus, a lussuose residenze estive dell’aristocrazia romana, con ricchi apparati decorativi, padiglioni e impianti termali.
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