Torre e Mostra Archeologica di Guaceto
Torre Guaceto, la torre aragonese, svetta a circa 5 m sul livello del mare all’estremità meridionale dell’omonimo promontorio nella Riserva Naturale dello Stato e Area Marina Protetta, di cui è simbolo. È la più grande delle cosiddette torri “a base quadrata vicereali” o “tipiche del Regno”, costruite in Terra d’Otranto durante il Regno di Carlo V per editto del 1563 del viceré di Napoli e Duca d’Alcalà, don Pedro Afán de Ribera, per difendere le coste dalle scorrerie dei Turchi.
La sua posizione strategica, infatti, consente di controllare la rada portuale, riparata dai venti dei quadranti settentrionali e ove sfociano il Canale Reale e le acque sorgive che alimentano tutt’oggi gli stagni dell’ampia area paludosa retrostante. La torre, inoltre, poteva comunicare visivamente sia con le altre torri costiere più prossime, e cioè Torre Santa Sabina (più a Nord) e Torre Testa (più a Sud), ma anche con Torre Regina Giovanna, Masseria Baccatani e il Castello di Serranova nell’immediato entroterra.
La torre ha pianta quadrata con il lato di 16 metri e pareti a scarpata con ampie caditoie: tre caditoie sono sul lato mare, due sui lati Nord e Sud e solo una è sul lato di terra.
Al suo interno oggi è presente un allestimento espositivo a tema storico-archeologico, che offre la suggestione delle attività che si svolgevano nel territorio in Età Romana, circa 2000 anni fa. Nella sala al primo piano la ricostruzione in dimensioni reali di un’antica imbarcazione contiene le riproduzioni delle anfore prodotte nel II secolo a.C. nell’impianto di Apani, al limite meridionale della riserva: piccole imbarcazioni come questa, infatti, facevano la spola dall’impianto di produzione alle banchine di carico e scarico del Porto di Brindisi, da cui, a bordo delle più grandi navi onerarie, raggiungevano tutti i principali scali del Mediterraneo.
Un diorama, infine, raffigura quello che doveva essere l’aspetto di questo tratto di costa verso il V secolo d.C.: il livello del mare era 2 metri circa più basso di quello attuale e una torre-faro costruita su uno degli isolotti antistanti segnalava alle imbarcazioni l’accesso più sicuro alla rada.