Approdo di Torre Santa Sabina

Approdo di Torre Santa Sabina

Le tracce di attività umane che ancora si trovano lungo la costa e sui fondali di Torre Santa Sabina, l’affaccio adriatico di Carovigno, circa 30 km a nord di Brindisi, raccontano la lunghissima storia di questo approdo, dominato dalla Torre cinquecentesca ma vitale dalla preistoria fino a oggi.

Semplicemente camminando lungo la costa potrai vedere estendersi dalla Mezzaluna fino alla Baia dei Camerini migliaia di buche da palo relative a capanne e palizzate di recinzioni di uno dei più vasti insediamenti della tarda Età del Bronzo (3500-1200 a.C. circa) in Italia sud-orientale: alcune sono oggi in parte sommerse o semisommerse e forniscono un indicatore delle trasformazione del paesaggio antico e delle variazioni livello del mare, che scoprirai anche negli altri siti dell’Itinerario “Paesaggi che cambiano”.

Nel III-II millennio a.C., inoltre, la baia è stata molto frequentata anche da naviganti dei Balcani e del Mediterraneo Orientale che, dall’Egeo e dalle coste dell’Anatolia, giungevano su queste rive: oltre ai ritrovamenti di ceramica micenea, lo prova anche la lama in oro di un pugnale da parata, oggetto raro in Italia, ma comune in Egeo e Vicino Oriente, oggi esposta al Museo Archeologico Ribezzo di Brindisi.

Per la sensazione di riparo che sembrava offrire ai naviganti, la Baia dei Camerini di Torre Santa Sabina è stata infatti a lungo uno degli scali preferiti nelle rotte di cabotaggio, le rotte di navigazione sotto costa. In realtà, come altri luoghi del Mediterraneo, durante le tempeste la baia si è trasformata in una vera trappola per alcune navi in diverse epoche e oggi i suoi fondali custodiscono ancora i resti di almeno cinque relitti, tra cui Torre Santa Sabina 3, Torre Santa Sabina 4, la Galea Magna e Torre Santa Sabina 1.

A dei naufragi, probabilmente, si deve la presenza sui fondali anche di un grande cilindro, una macina olearia, e di due gruppi di blocchi di cava in pietra squadrati, che potrai vedere immergendoti o in snorkeling a circa m 5 o 6 di profondità: i blocchi dovevano essere trasportati via mare su una chiatta e provengono forse dalle cave che ancora disegnano la scogliera e che, insieme alle altre tracce oggi in parte sommerse o semisommerse, ci parlano di un paesaggio un tempo molto diverso.

Approdo di Torre Santa Sabinasito marino e subacqueo